
Il gipeto barbuto è considerato l’uccello più grande delle Alpi. Un tempoveniva chiamato «ladro di agnelli», perché credevano che rapisse agnelli o addirittura bambini. Ma questo non è affatto vero, perché i gipeti non possono trasportare né un agnello né un bambino. Inoltre mangiano solo carcasse di animali morti, e soprattutto le ossa.
Di solito il nido dei gipeti barbuti si trova sopra il limite del bosco, in zone rocciose. Visto che non caccia direttamente le sue prede, deve vivere in un habitat ricco di caprioli, stambecchi, camosci e altri ungulati. Solo in questi ambienti muore un numero sufficiente di animali a causa di malattie, fame o cadute, così i gipeti trovano cibo a sufficienza. Spesso i gipeti volano a bassa quota, perché riescono ad individuare le prede grazie alla vista.
I gipeti non cacciano le loro prede, ma si nutrono di animali morti, soprattutto delle loro ossa. I gipeti hanno succhi gastrici particolarmente acidi, che possono sciogliere completamente le ossa. Il gipeto riesce a spalancare il becco e il suo esofago è elastico. In questo modo riesce a inghiottire ossa lunghe quasi quanto un righello di scuola. Se un osso è troppo grande per il gipeto, lo trasporta in un luogo dove ci sono molti detriti e massi. Qui lascia cadere l’osso da un’altezza di 50-80 metri, in questo modo l’osso si frantumerà in pezzi più piccoli. Spesso ripete questa azione più volte, finché i pezzi avranno la dimensione giusta per entrare nel suo becco.
A circa otto mesi, i giovani gipeti lasciano il territorio dei genitori. Spesso fanno molti voli prima di scegliere il loro proprio territorio, che di solito si trova vicino al luogo in cui sono nati.
I gipeti cominciano a riprodursi solo a partire dai cinque anni circa. La coppia rimane spesso insieme per tutta la vita e difende il proprio territorio dagli altri gipeti.
I gipeti barbuti costruiscono il loro nido principalmente in profonde nicchie delle pareti rocciose o in grotte. Il nido viene poi imbottito di erba, rami, lana di pecora o resti di pellicce di animali.
I genitori covano insieme. I piccoli nascono verso la fine dell’inverno. È proprio in questo periodo che il gipeto trova più cibo, poiché molti animali selvatici non sopravvivono all’inverno.
Le femmine di gipeto depongono due uova, anche se possono allevare solo un pulcino. Il pulcino più giovane muore dopo pochi giorni perché quello più grande gli ruba il cibo. Il secondo uovo serve come riserva nel caso in cui il primo pulcino muoia. I genitori non riuscirebbero a trovare cibo a sufficienza per due pulcini.
A circa quattro mesi, i giovani gipeti intraprendono i loro primi voli.
Un tempo la gente temeva i gipeti. Oltre 100 anni fa, i gipeti erano completamente stati sterminati nelle Alpi. Nel frattempo i gipeti sono tornati, ma sono ancora minacciati. I gipeti muoiono spesso per avvelenamento, ad esempio perché mangiano esche avvelenate o animali abbattuti con munizioni al piombo. Inoltre, i gipeti possono rimanere intrappolati nelle linee elettriche. E se vengono disturbati dall’uomo durante la cova, i piccoli possono morire.
Come per gli altri animali alpini, è importante che i gipeti non perdano il loro habitat.
Per molto tempo il gipeto barbuto era sparito dalle Alpi. Dal 1970 circa, il WWF aiuto i progetti di reintroduzione del gipeto.





