Il gipeto è tornato sulle Alpi

Per quasi cento anni il gipeto era scomparso dalle Alpi. Ma a partire dal 1978, esperti provenienti da Francia, Italia, Austria, Germania e Svizzera hanno iniziato ad allevare gipeti negli zoo per un progetto di reintroduzione del gipeto reintrodurli in natura nelle Alpi. Anche il WWF ha partecipato a questa iniziativa. Da allora, gli esperti hanno regolarmente reintrodotto il gipeto nelle Alpi. Tra questi gipeti, molti hanno nel frattempo dato alla luce dei piccoli.

Una preparazione accurata

Non è possibile liberare semplicemente i gipeti nelle Alpi. Per reintrodurli in natura è necessaria una preparazione lunga e meticolosa. Di solito si reintroducono due o tre gipeti insieme, provenienti da diversi zoo.

A circa tre mesi di età, i giovani gipeti vengono portati in una nicchia rocciosa appositamente preparata nelle Alpi. Questo avviene tre o quattro settimane prima che siano in grado di volare.

Nutrire e osservare

Gli esperti vivono in un container per circa dieci settimane. Da lì sorvegliano i giovani gipeti nella nicchia rocciosa e lasciano loro del cibo.

Insieme per il gipeto

Il WWF collabora con la Fondazione Pro Gipeto. Gli esperti della fondazione si occupano di tutto ciò che riguarda il gipeto, come la reintroduzione in natura, la protezione e il monitoraggio.

Ecco Franziska Lörcher

Franziska lavora alla Fondazione Pro Gipeto. Da molti anni è presente nel momento in cui i gipeti vengono reintrodotti in una nicchia rocciosa. Successivamente, monitora gli uccelli fino a quando non spiccano il volo. Abbiamo parlato con Franziska nell’aprile del 2026.

Franziska, come sei entrata in contatto con i gipeti?

«Da bambina ho partecipato a un campo per la protezione degli animali in Engadina. All’epoca lì venivano reintrodotti in natura i primi gipeti, ne sono rimasta davvero affascinata. Successivamente ho scritto il mio lavoro di maturità sui gipeti e ho concluso i miei studi universitari di biologia con una tesi, sempre dedicata ai gipeti. Allora sono entrata a far parte della Fondazione Pro Gipeto e ci sono rimasta.»

Cosa ti affascina del gipeto?

«Da un lato il suo particolare stile di vita: il fatto che riesca a digerire le ossa o che nidifichi in inverno. Dall’altro lato è un uccello bellissimo e imponente. E ogni esemplare è speciale a modo suo. Inoltre, trovo che questo progetto sia particolarmente interessante: dimostra che è possibile fare la differenza e, allo stesso tempo, ci si rende conto di quanto tempo ci voglia per rimediare a un danno. Il gipeto è stato rapidamente sterminato e ora, è da circa 50 anni che lavoriamo per reintrodurlo.»

A cosa bisogna prestare attenzione quando si prepara una nicchia di rilascio?

«La nicchia non deve essere esposta completamente a sud, perché lì le temperature possono diventare estremamente elevate. Un po’ di sole al mattino è l’ideale per i gipeti. Inoltre, hanno bisogno di acqua e di riparo nella nicchia. Deve essere abbastanza grande, perché reintroduciamo in natura più gipeti contemporaneamente, che non sempre vanno
d’accordo tra loro. Gli animali predatori come la volpe non devono potervi accedere facilmente. Da non dimenticare che però per noi deve essere possibile portare il cibo ai gipeti.

Nei dintorni deve inoltre esserci una sufficiente presenza di ungulati, come stambecchi o camosci, in modo che i gipeti possano trovare carcasse da soli non appena lasciano la
nicchia di rilascio. Il cibo distribuito, invece, proviene per lo più da caprioli morti investiti. La carne viene raccolta e congelata. Ciò significa che non dobbiamo uccidere animali per nutrire i gipeti.»

Come si svolge una tipica giornata quando sorvegli i gipeti?

«Al mattino, ancor prima che sorga il sole, disponiamo il cibo. Facciamo attenzione che, dal loro luogo di riposo, non ci vedano. Non devono instaurare alcun legame con gli esseri umani.

Il resto della giornata lo dedichiamo ad osservare gli uccelli e ad annotare tutto. Ad esempio, annotiamo quante volte battono le ali prima di spiccare il volo, come interagiscono tra loro e quanto mangiano. In questo modo sappiamo se stanno crescendo e si stanno sviluppando come previsto. Inoltre, diamo informazioni sui gipeti alle persone che visitano i nostri stand informativi.»

Ci sono stati momenti delicati durante il rilascio in natura?

«Sì, a volte gli uccelli litigano. Può capitare che qualcuno si ferisca. Succede anche che si feriscano durante l’atterraggio e poi zoppichino. In questi casi bisogna sempre decidere se intervenire o meno.

Finora siamo stati molto fortunati e tutto è sempre andato per il meglio. La nostra nicchia è molto ampia. Per questo motivo i gipeti raramente entrano in conflitto tra loro.»

A cos’altro dovete prestare attenzione?

«I gipeti adulti possono resistere a lungo senza cibo, ma i piccoli no. Sono in piena fase di crescita e devono sviluppare il piumaggio. Per questo è importante che ricevano regolarmente cibo a sufficienza.

A volte è un po’ difficile, perché i gipeti non si posano dove dovrebbero. Bisogna quindi valutare sempre con attenzione dove mettere il cibo, in modo che possano trovarlo.»

Cosa possono fare le bambine e i bambini per aiutare il gipeto quando sono in escursione sulle Alpi?

«Aiutare tutti gli animali alpini, per esempio portando i rifiuti a casa e rispettando le regole: rispettare le aree protette per la fauna selvatica e non allontanarsi dai sentieri. Le recinzioni sono sempre lì per un motivo.

Se vedete un gipeto, godetevi lo spettacolo! Condividete la vostra esperienza e il vostro entusiasmo con gli altri. Questo è importante per il gipeto, perché per molto tempo le persone lo hanno giudicato male. Molti pensano ancora che cacci gli animali. È da anni che lavoriamo per sfatare questo falso mito.»